Tiriolo. Stratigrafie di una storia millenaria

Quello che state osservando è una testimonianza preziosa del palinsesto storico di Tiriolo, un sito la cui rilevanza è documentata con ammirazione già nelle cronache del lontano Seicento. Nel 1640, l’area di Palazzo Cigala restituì il celebre Senatusconsultum de Bacchanalibus, un documento epigrafico del 186 a.C. fondamentale per comprendere la politica di repressione romana dei culti dionisiaci. Il contesto di provenienza della nota iscrizione bronzea — chiamato Orto del Principe — ha continuato a restituire nel tempo evidenze di ogni tipo: capitelli dorici di età tardoellenistica e alcuni tondelli in bronzo pronti a diventare moneta, attestando con certezza l’attività di una zecca locale.

Il fervore della ricerca crebbe sul finire del Settecento e divenne ancora più intenso nell’Ottocento. La sezione che osservate in questa vetrina deriva principalmente dalle indagini sistematiche condotte sullo scorcio dell’Ottocento dai marchesi Le Piane e da Giuseppe Singlitico, maestro elementare di Tiriolo. In occasione di lavori infrastrutturali, vennero intercettate le aree della necropoli di Campo Monaci e le strutture abitative sulla collina di Donnu Petru. I diari di scavo ottocenteschi documentano una tipologia tombale variegata: sepolture costruite a casse di tegole o deposizioni a incinerazione (cd. ustrina). I corredi qui esposti offrono una campionatura significativa della cultura materiale del tempo: vasellame per il simposio, utensili in terracotta, ferro e bronzo legati alla sfera domestica e alla tessitura.

I diari di scavo ottocenteschi documentano una tipologia tombale variegata: sepolture costruite a casse di tegole o deposizioni a incinerazione (cd. ustrina). I corredi qui esposti offrono una campionatura significativa della cultura materiale del tempo: vasellame per il simposio, utensili in terracotta, ferro e bronzo legati alla sfera domestica e alla tessitura.

Il percorso espositivo rivela, inoltre, oggetti di straordinaria fattura, come i due cavallucci in bronzo fuso – esempi eccellenti di un’arte metallurgica che unisce abilità e precisione – o la raffinata laminetta d’argento, il cui sbalzo delicato ritrae un cavaliere al galoppo immerso in motivi floreali di rara eleganza. Di estremo interesse storico è poi la defixio di Trebas Trebaties, un’iscrizione su piombo – un tempo intrisa di riti oscuri e maledizioni – che conserva intatta l’identità e la lingua di un uomo di stirpe italica.

Ma la grandezza di Tiriolo si rivela anche nella dimensione monumentale e sacrale. Lo testimoniano le antefisse, raffinati decori in terracotta che un tempo coronavano i tetti di edifici imponenti, e gli splendidi esempi di statuaria votiva in bronzo, come la statuetta di Eracle in riposo o il suggestivo piede con sandalo, dove i resti del panneggio sembrano ancora vibrare di un antico movimento. Questi reperti non sono solo oggetti, ma indicatori cronologici e culturali di un centro urbano che fu crocevia di civiltà tra lo Ionio e il Tirreno nel corso del IV e di tutto il III secolo a.C.

(Francesco Cristiano)

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